Le nuove scoperte sulla dermatite atopica: stimolare, non sopprimere il sistema immunitario

Le nuove scoperte sulla dermatite atopica: stimolare, non sopprimere il sistema immunitario

Il Presidente ANDeA, Mario Picozza, ha intervistato Brian Kim, docente di Dermatologia e condirettore del Center for the Study of Itch presso la Washington University School of medicine in St. Louis. Condividiamo con i pazienti italiani i risultati di questa scoperta e le riflessioni del Presidente Picozza.

Il nemico del mio nemico è mio amico. Con questa logica si apre una nuova strada per combattere la dermatite atopica: invece di sopprimere le cellule infiammatorie patogene, dannose per la pelle e l’equilibrio psicofisico, si stimolano i loro naturali concorrenti immunitari interni a fornire le giuste risposte di contrasto alla patologia.

Prima, però, ecco alcune valutazioni di base. Il sistema immunitario difende il nostro organismo dall’invasione di agenti patogeni ed è organizzato in una complessa rete di collegamenti tra diversi tipi di cellule. Tra queste distinguiamo i linfociti di tipo 1 e linfociti di tipo 2. Al primo gruppo appartengono le cellule T-helper1, la maggior parte delle cellule T citotossiche e le cosiddette cellule Natural Killer (NK). Tutte queste cellule si sono evolute per sconfiggere i virus, la maggior parte dei batteri e le cellule tumorali. L’azione dei linfociti di tipo 1 può essere diretta o indiretta. Nel primo caso, dopo aver contattato le cellule bersaglio, le uccidono. Nel secondo caso, invece, producono molecole (citochine di tipo 1 tra cui l’Interferone gamma) che agiscono a distanza.

Il secondo gruppo, composto da cellule T-helper2 e da cellule di recente scoperta chiamate cellule linfoidi innate di tipo 2 (ILC2), è specializzato nella stimolazione verso altre cellule per la produzione di anticorpi (in particolare le immunoglobuline-E, IgE) e nella sollecitazione di reazioni intestinali volte a espellere alcuni parassiti dal tratto digestivo. Entrambe le azioni sono mediate dalle cosiddette citochine di tipo 2, principalmente Interleuchina-4 (IL-4), Interleuchina-5 (IL-5) e Interleuchina-13 (IL-13). La risposta immunitaria è profondamente sbilanciata a favore dell’immunità di tipo 2 negli individui atopici che, quindi, manifestano sintomi tipici di dermatite, asma, rinite e congiuntivite. Inoltre, gli atopici presentano spesso una ridotta risposta immunitaria di tipo 1 e sono più esposti ad infezioni a pelle, mucose e vie respiratorie.

Mario Picozza (MP): Professor Kim, può spiegarci in cosa consiste la scoperta del suo team e perché può essere cruciale per le persone con dermatite atopica?

Brian Kim (BK): I trattamenti contro la dermatite atopica, quelli in uso e quelli in fase avanzata di sviluppo clinico, colpiscono e inibiscono il sistema immunitario. Alcuni trattamenti, come il cortisone, la ciclosporina e gli inibitori delle Janus chinasi, hanno il potere di sopprimere in modo non specifico la risposta immunitaria. Sia quella protettiva che quella dannosa per i tessuti. Altri farmaci, invece, colpiscono in modo mirato gli effetti delle cellule di tipo 2. Bloccano cioè, in modo potente e selettivo, i segnali di citochine di tipo 2, nello specifico IL-4 e IL-13.

I risultati dei nostri studi, al contrario, propongono un approccio terapeutico opposto che ha una funzione duplice: inibitoria verso l’infiammazione di tipo 2 e rinvigorente verso una risposta depressa di tipo 1 contro agenti patogeni, come i virus, tipo l’herpes simplex, il poxvirus (causa delle formazioni cutanee comunemente chiamate molluschi contagiosi) e il virus del papilloma umano, e come i batteri tipo lo Staphylococcus aureus, che spesso colonizzano la pelle dei pazienti affetti da dermatite atopica.

Insieme ai ricercatori del laboratorio diretto da un vostro connazionale, Marco Colonna, docente di Patologia nella nostra università, abbiamo infatti dimostrato che un ruolo chiave in questo sbilanciamento è giocato dalle cellule Natural Killer, cellule linfoidi di tipo 1 citate sopra. Queste cellule, producendo citochine di tipo 1 ed esercitando una sorveglianza attiva della pelle, sono in grado, rispettivamente, sia di inibire i segnali di tipo 2 sia di combattere le infezioni opportunistiche.

La nostra strategia è quindi quella di potenziare le cellule NK negli individui atopici, per renderle più efficaci nella soppressione delle cellule linfoidi di tipo 2, alleviando così i sintomi atopici, e, contemporaneamente, più capaci di sconfiggere le infezioni della pelle.

Ora stiamo lavorando sull’ipotesi che un’attivazione prolungata nel tempo delle cellule NK nei pazienti con eczema possa persino modificare sostanzialmente il decorso della malattia, provocandone la remissione definitiva.

MP: Dei risultati dei vostri studi potranno beneficiare anche le persone con altre malattie correlate alle cellule e alle citochine di tipo 2, come l’asma, la rinite e la congiuntivite allergici?

BK: Altri studi hanno già affrontato questo problema, sotto altre prospettive, dimostrando, per esempio, che le cellule NK sono anche giocatori positivi nell’infiammazione polmonare.

La nostra strategia per migliorare le cellule NK e la loro funzionalità può essere quindi consigliabile anche per altre malattie atopiche come l’asma e persino le allergie alimentari. Resta da appurare il livello di efficacia di questo approccio terapeutico anche per queste altre patologie.

MP: Il prurito, sintomo dominante nella dermatite atopica, tormento in grado di abbattere la qualità della vita dei pazienti, è stato storicamente trascurato dalla ricerca scientifica e clinica: ci illustri, Professor Kim, a che punto siete nello studio di questo fenomeno.

BK: Il prurito, definito come il desiderio incontrollabile di grattarsi, è strettamente correlato all’infiammazione da un percorso a doppio senso. Da un lato, l’infiammazione provoca prurito. Dall’altro, il grattamento provoca ulteriori danni alla barriera cutanea e quindi altra infiammazione.

Indipendentemente da come ha inizio questa infiammazione, il nostro lavoro ha dimostrato che esiste un dialogo tra le cellule immunitarie della pelle e specifici neuroni che innescano la sensazione di prurito. Questo circolo vizioso può essere ulteriormente complicato dalla perdita della sorveglianza da parte delle cellule Natural Killer, che porta alla comparsa di infezioni sovrapposte che possono aggravare ulteriormente l’infiammazione e il prurito.

MP: Quindi, possiamo sperare in un futuro prossimo più luminoso per le persone atopiche?

BK: La speranza è che potenziando aspetti specifici del sistema immunitario, oggi carenti nei pazienti con eczema atopico, possiamo modificare permanentemente il decorso della malattia.

Inoltre, bloccando i neuroni specifici del prurito nell’eczema, ora possiamo limitare profondamente il prurito senza influenzare il sistema immunitario. L’auspicio è quello di preservare un sistema immunitario sano e, allo stesso tempo, estinguere durevolmente l’eczema.